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12 Ott 2021

Il Comportamentismo

Il comportamentismo, o behaviorismo, nasce ufficialmente nel 1913, anno di pubblicazione dell’articolo di J.B. Watson dal titolo La psicologia così come la vede il comportamentista. Lo studioso americano si configura come l’organizzatore e il divulgatore di una serie di idee presenti già da tempo e discendenti da un lato dallo strutturalismo di scuola wundtiana e dall’altro lato dalla riflessologia russa (cfr. Legrenzi, 1980, cap. II e III).

Il comportamentismo rivoluziona il concetto stesso di psicologia come era sempre stata interpretata fino agli inizi del ventesimo secolo: la parola psicologia aveva sempre avuto il significato di “disciplina che ha per oggetto l’anima”. Con l’avvento del comportamentismo tale concezione della psicologia viene capovolta, andando a significare non più studio della coscienza, ma solo ed esclusivamente studio del comportamento osservabile.

L’oggetto psiche viene scomposto ed esplicitato nei suoi contenuti elementari quali emozione, abitudine, apprendimento, personalità, etc., ed essi vengono studiati mediante le loro manifestazioni osservabili.

L’aspirazione è fondamentalmente quella di dare una fondazione scientifica alla psicologia per farla rientrare nel gruppo delle cosiddette scienze naturali.

Pavlov: il condizionamento classico

Le teorie comportamentiste trovano uno dei loro primi fondamenti negli studi condotti agli inizi del Novecento dal fisiologo russo Ivan P. Pavlov (1849 – 1936) sull’apprendimento di reazioni, dette riflessi condizionatia nuovi stimoli ambientali.

Il più celebre esperimento condotto da Pavlov è certamente quello sulla “secrezione psichica” del cane: l’animale veniva legato in una gabbia e, tramite dei tubi impiantati chirurgicamente nella cavità orale, ne veniva registrato il flusso salivare. Pavlov stabilì innanzitutto che il cibo fosse lo stimolo incondizionato, e la risposta di salivazione del cane la risposta incondizionata. Poi provò a far suonare alcune volte nella stanza una campana (stimolo neutro) che il cane mostrava di sentire senza che però venissero registrate variazioni nel flusso salivare.
A questo punto Pavlov iniziò ad associare al suono della campana la somministrazione di cibo all’interno della cavità orale dell’animale.

Gradualmente il flusso di saliva del cane cominciò a manifestarsi non appena si presentava il suono della campana stessa, anche in assenza del cibo. Il suono della campana era diventato, nella terminologia di Pavlov, uno stimolo condizionato e il conseguente aumento della salivazione al suono della campana era una risposta condizionata.

Il condizionamento pavloviano (o classico) comporta pertanto l’associazione ripetuta in contiguità temporale di uno stimolo incondizionato e di uno stimolo condizionato, in modo che alla fine la presentazione dello stimolo condizionato stesso porti a evocare una risposta condizionata simile alla risposta incondizionata.

La teoria pavloviana, sviluppatasi grazie ad esperimenti sugli animali, fu estesa anche allo studio del comportamento umano in base all’assunto che i processi fondamentali dell’acquisizione dei riflessi condizionati fossero comuni agli animali e all’uomo.

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    28 Set 2021

    Introduzione

    L’apprendimento, secondo la definizione proposta dallo psicologo Ernest Hilgard (1971), è un “processo intellettivo attraverso cui l’individuo acquisisce conoscenze sul mondo che, successivamente, utilizza per strutturare e orientare il proprio comportamento in modo duraturo.” L’apprendimento può essere il risultato di processi spontanei, come avviene nei bambini, ad esempio con il linguaggio, o può essere indotto e guidato mediante un intervento esterno di insegnamento.

    La psicologia e la pedagogia si sono interessate spesso ai processi di apprendimento, producendo numerose e differenti teorie interpretative, (Cfr. Hilgard, 1971; Hilgard – Bower, 1971; Legrenzi, 1980; Knowles, 1993) classificate in relazione alle grandi scuole della psicologia del Novecento, che possiamo così sintetizzare:

    Comportamentismo

    Il comportamentismo ha alla base una concezione associazionista, ovvero intende l’apprendimento come risultato di associazioni nuove tra stimoli e comportamenti in risposta agli stimoli stessi. In tale approccio vi è una concezione di tipo sommatorio dell’apprendimento che vede il soggetto come essenzialmente passivo.

    Ciò che viene appreso è una copia dello stimolo presentato e pertanto l’apprendimento può essere da una parte, misurato confrontando il comportamento acquisito dopo la situazione di apprendimento con quello presente precedentemente, e dall’altra può essere valutato secondo i criteri della quantità e dell’accuratezza della performance.

    Le premesse comportamentiste appaiono compatibili in linea generale con le caratteristiche empiriche dei sistemi di formazione a distanza (istruzione programmata di Skinner, 1954, e programmazione ramificata di Crowder, in Hilgard – Bower, 1971), in quanto in questi sistemi è implementabile un processo formativo che invita il discente a fissare i propri obiettivi di apprendimento e a verificare durante il percorso didattico il loro raggiungimento (mediante indicatori di apprendimento). Inoltre, i docenti possono affiancare a tale metodologia di valutazione soggettiva una valutazione oggettiva. Affinché il processo formativo risulti efficace e coerente è necessaria quindi l’introduzione di feedback a più livelli per la durata del corso, che assicurino la misurazione del grado di apprendimento.

    Pertanto, molte delle caratteristiche coerentemente riconducibili alla teoria comportamentista dell’apprendimento sono praticabili nei moderni ambienti di e-learning, soprattutto per ciò che concerne la produzione e la strutturazione di contenuti e materiali didattici multimediali, seguendo un paradigma di produzione per Learning Object (ad esempio nei tutoriali per l’apprendimento di software).

    Cognitivismo

    L’approccio cognitivista prende distanza dai modelli comportamentisti spostando l’attenzione dal concetto di associazione a quello di soggetto attivo nell’elaborazione della realtà circostante, dando pertanto maggior rilievo ai processi interni di elaborazione e rappresentazione.

    Se nella prospettiva comportamentista l’apprendimento viene studiato attraverso il comportamento manifesto e trattato come un fenomeno ‘unitario’, nella nuova prospettiva cognitivista si osserva una frammentazione dell’ambito di indagine e l’apprendimento viene ridefinito in relazione alle diverse componenti cognitive coinvolte. In particolare, si verifica una forte associazione tra lo studio dell’apprendimento e quello della memoria, in quanto, per poter imparare, è innanzitutto necessario saper codificare, immagazzinare, integrare e ricordare un set d’informazioni.

    Quindi, dal momento che le informazioni vengono processate dapprima dai sensi e successivamente dalla memoria, la progettazione dei contenuti formativi deve tener conto della necessità di assicurare tale trasferimento nel modo più efficace possibile. Quando infatti tale trasferimento non avviene immediatamente, l’informazione viene persa.

    Il quantitativo d’informazione che può essere immagazzinata nella memoria è funzione di due fattori:

    • l’attenzione dedicata alle informazioni dal discente;
    • la presenza, nel discente, di strutture cognitive adeguate ad accoglierle.

    Questa impostazione anche nella teoria del Multimedia Learning e della Cognitive Load Theory (Teoria del carico cognitivo).

    Costruttivismo

    I costruttivisti ritengono che nel processo di apprendimento il discente assume un ruolo centrale mentre il progettista/docente assume invece un ruolo marginale, volto a facilitare il completarsi di tale processo. Sulla base di questa impostazione il progettista didattico dovrà elaborare e pensare un percorso didattico improntato sul discente e in cui pertanto il discente stesso sia parte attiva del processo di conoscenza: ne consegue che è essenziale l’inserimento di notevoli attività pratiche, simulazioni strutturate e destrutturate che stimolino la creatività e il formarsi di un proprio sapere sull’argomento oggetto del corso.

    Il discente acquisirà le informazioni anche dalla condivisione con i colleghi coinvolti nel percorso formativo, facendo leva sulle osservazioni e sui saperi dei propri compagni di corso; potrà contribuire così al formarsi (alla co-costruzione) di un sapere collettivo.

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      28 Set 2021

      Come Ente di formazione, non potevamo tralasciare il tema dell’apprendimento.

      Nella progettazione di percorsi formativi in ambito aziendale, in modalità frontale o e-learning, è fondamentale tenere presenti le caratteristiche dell’adult learning (ovvero l’apprendimento negli adulti) descritte dall’andragogia. Si è arrivati a definire modelli di apprendimento riferiti all’età adulta visti come processo di accrescimento intellettivo e acquisizione di competenze, basati sull’experire, dal latino provare facendo esperienza, dando sempre maggiore visibilità al cosiddetto “Experiential Learning“.

      Le teorie che hanno fatto da base su cui poggiare gli attuali metodi e strumenti utilizzati nel campo della Formazione sono molteplici e differenti e sono la base su cui poggia l’intero processo formativo, dalla progettazione dei corsi alla gestione delle dinamiche in aula. In questa rubrica racconteremo queste teorie, provando a spiegare cosa comportano per la progettazione.

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      • 4 Ottobre 2021
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